« Sì, è vero. È stato Nazzareno Carusi, con la sua autorevolezza e sensibilità d’artista, ad avere propiziato l’incontro con il presidente Draghi. Il suo è stato un gesto prezioso e spontaneo e di questo bisogna dargli grande merito. A nome dell’Agis, a lui va tutta la nostra gratitudine e riconoscenza […] »

CORRIERE DI ROMAGNA | Intervista a Carlo Fontana > 19 febbraio 2021, pag. 30 [di Federico Spadoni] In veste di presidente dell’Agis, assieme al numero uno dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinematografici) Mario Lovini, Carlo Fontana è stato invitato da Mario Draghi alle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Per il mondo dello spettacolo, una prima assoluta. Non era mai successo. Una data che si può definire “storica” e la stessa Agis, in un comunicato, ha fatto trapelare che a propiziare l’incontro sia stato Nazzareno Carusi, abruzzese di nascita e ravennate di adozione, tra le altre cose maestro dell’Accademia Internazionale di Musica di Imola.

Presidente Fontana, quali spunti di rilievo ha colto nell’incontro di Montecitorio?
«In primis, sono rimasto particolarmente colpito dall’attenzione e dalla grande disponibilità con cui il presidente Draghi ha ascoltato le nostre ragioni. Lo ha fatto, come nel suo stile, con lo spirito concretamente propositivo di chi vuole risolvere i problemi sul tavolo, a cominciare da quello della riapertura dei luoghi dello spettacolo. Mi ha impressionato, in particolare, una sua frase quando, in apertura del suo intervento, ha detto che la pandemia ha rappresentato per l’Italia un “disastro culturale”. Sono parole forti, che dimostrano la piena consapevolezza delle dimensioni di questa crisi».

Voi avete chiesto, in particolare, il sostegno alla riapertura.
«Per essere più precisi, noi non abbiamo chiesto una riapertura da decidere oggi per domani, ma che se ne fissi una data possibile. Perché non vorremmo che si ripetesse ciò che è accaduto, ad esempio, nei giorni scorsi con gli impianti di sci, che erano pronti per ripartire e, 24 ore prima del via, sono stati bloccati in extremis. È chiaro che ragionare nel medio-lungo periodo è azzardato perché la situazione pandemica è in costante evoluzione ma, quando si parla di teatri e cinema, per questioni anche solo logistiche e promozionali, si deve giocare d’anticipo. Per questo abbiamo chiesto di fissare una data più o meno certa che consenta agli organizzatori di prepararsi nel modo migliore e al pubblico di tornare ad abituarsi a questi interessi. Perché non è affatto scontato che, con la riapertura, si torni da un giorno all’altro ad affollare le sale».

I ristori in questo Paese restano un tema dolente.
«Col presidente Draghi non abbiamo parlato di indennizzi, che è una parola che non piace al nuovo premier, bensì di incentivi. Penso al tax credit, già felicemente applicato all’industria del cinema e dell’audiovisivo e che potrebbe essere esteso con lo stesso successo anche allo spettacolo dal vivo. Dunque, al di là dei contributi del Fondo unico per lo spettacolo, abbiamo chiesto al presidente di ragionare anche su forme indirette di finanziamento che stimolino il rapporto con l’impresa, perché non dobbiamo dimenticare che il mondo dello spettacolo è esso stesso un’impresa produttiva».

Rispetto al governo Conte, lei ravvisa la necessità di un cambio di passo?
«Per la verità, il ministro Franceschini è rimasto al suo posto e dunque già questo prefigura una continuità. Nel governo Conte si è lavorato in particolare attraverso la politica dei ristori che, senza dubbio, hanno rappresentato una misura indispensabile. Ma, ovviamente, non si può vivere solo di indennizzi e oggi, per noi, il tema centrale è la riapertura delle attività. Dunque, abbiamo appunto bisogno di incentivi e, più che un cambio di passo, il mondo dello spettacolo si aspetta un passo in avanti».

Lei è presidente dell’Agis da quasi otto anni. E questo è, senza dubbio, il periodo più complicato della sua esperienza. Quando finalmente la pandemia sarà un ricordo, come sarà il mondo dello spettacolo?
«Mi aspetto uno scenario profondamente cambiato. Ci sarà innanzitutto la necessità di ripensare il prodotto artistico coniugandolo con quelle nuove tecnologie che, in questi mesi, bene o male, ci hanno comunque consentito di non recidere del tutto il cordone ombelicale che ci lega da sempre al nostro pubblico. Penso che bisognerà cambiare anche il modo stesso di produrre gli spettacoli e, poiché in questi momenti bisogna sforzarsi di pensare positivo, mi auguro che, come avviene puntualmente dopo ogni crisi, anche questa volta possano nascere nuove opportunità».

Come l’Agis ha lasciato intendere pubblicamente, la vostra convocazione è stata resa possibile dall’interessamento del maestro Carusi. Un gesto non comune, in questo momento difficile.
«Sì, è vero. È stato Nazzareno Carusi, con la sua autorevolezza e sensibilità d’artista, ad avere propiziato l’incontro con il presidente Draghi. Il suo è stato un gesto prezioso e spontaneo e di questo bisogna dargli grande merito. A nome dell’Agis, a lui va tutta la nostra gratitudine e riconoscenza».

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CORRIERE DI ROMAGNA 19 febbraio 2021 pag.30