Fabbri ascolta Sgarbi e dà la direzione del teatro di Ferrara a Ovadia: nemico acerrimo della destra, ma bravo.

E siamo tutti più contenti. Lo saremmo di più se questi criteri venissero applicati sempre. Certo, serve riconoscere che, da questa parte, i papabili si contano sulle dita di una mano, anche di meno: Buttafuoco, Veneziani, Carusi.

LIBERO > 12 dicembre 2020 > Pensiero, pag. 19 > di Francesco Specchia – Considerato il contesto della nostra politica mediamente da lavandaie, c’è qualcosa di felicemente innaturale, c’è un lampo nella notte delle ideologie nella decisione della giunta leghistissima di Ferrara di nominare direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara Moni Ovadia.

Ovadia, classe ’46, ebreo sefardita milanese, scrittore, regista, cantante e geniale uomo di palcoscenico, è considerato un’icona rossa della cultura. Rossissima. Ovadia, per capirci è quello che si candidò alle Regionali del 2010 con la Federazione della Sinistra di Agnoletto; quello che appoggiò la disastrosa Rivoluzione Civile di Ingroia e venne eletto in Europa per la lista Tsipras (quando Tsipras era comunista) nel 2014 raccogliendo più di 33mila preferenze, anche se poi lasciò il posto al primo dei non eletti; quello che lasciò la Comunità ebraica di Milano perché troppo filoisraeliana e perché la stessa Comunità era stata troppo blanda verso una battuta sulla Shoah pronunciata da Silvio Berlusconi. 

Ovadia ha sempre guidato la pattuglia coltissima e un po’ snob di una sinistra lombarda che negli anni 60 si sarebbe tranquillamente acquattata nel salotto newyorkese di Leo Bernstein a discettare di diritti civili. L’ha sempre fieramente guidata, quella pattuglia, contro il centrodestra; in particolare contro la Lega considerata “terreno fertile per il fascismo”, e contro Salvini, uno “che spara cazzate”. Alcune volte Ovadia aveva torto, altre ragione, ma non è questo il punto. Ora, se si fosse applicata la gabbia ideologica, il criterio di lottizzazione ermetico il feroce spirito di corpo tipico di tutti i partiti (specie a sinistra), Ovadia non avrebbe potuto mettere mai piede culturale nella Ferrara dominata dal sindaco Alan Fabbri e dall’assessore Marco Gulinelli, staliniani fino al midollo. Invece, ecco che la sua nomina, ora, spiazza la destra e disinnesca qualsiasi polemica da sinistra. Così l’istituzione Comunale dedicata a Claudio Abbado, dietro proposta al Cda del teatro attraverso il presidente Mario Resca e cono l’incondizionato appoggio della Lega, nomina l’ebreo di sinistra Ovadia direttore. Nomina all’unanimità. Di uno bravo, banalmente. Consiglierei di rivedere lo spettacolo più noto di Moni, fatto di musica Klezmer e mottetti ebraici, Oylem Goymel – Il mondo è scemo, in yiddish – per avere un’idea dell’intelligenza scenica dell’uomo. Quindi la sua scelta si interpreta come una genialità di marketing e di buon senso, che travalica preconcetti e pregiudizi; e che mi ha ricordato, al momento, il marxista Jean Paul Sartre e il gollista Raymond Aron uniti contro la guerra in Vietnam; e Umberto Eco e Marcello Dell’Urto nelle accanite frequentazioni da bibliofili; e Silvio Berlusconi quando ingaggiò il “nemico” Michele Santoro (anche se lì l’epilogo non fu dei migliori).

Dietro tutta questa strategia della “competenza oltre l’ideologia” c’è Vittorio Sgarbi, irregolare per eccellenza e presidente della fondazione Ferrara Arte, che ha suggerito la scelta migliore per la città: “Ricorrendo il trentennale della morte di Tadeusz Kantor, ha chiesto a Mani Ovadia (il cui libro Il coniglio di Hitler e il cilindro del demagogo fu, tra l’altro, pubblicato nel 2016 da La nave di Teseo, dalla sorella di Vittorio, Elisabetta Sgarbi, ndr), dopo la mostra dedicata al grande drammaturgo a Palazzo Doebbling di Sutri, di celebrarlo a Ferrara con spettacoli e mostre, nell’ambito di un festival di teatro ebraico e Yiddish”, dice Sgarbi. E una nota ufficiale aggiunge: “La scelta di Ovadia consentirà a un meraviglioso teatro di ritornare al centro della civiltà europea, anche nei suoi rapporti con il mondo ebraico, a Ferrara documentato dal Meis, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, la cui fondazione fu proposta dallo stesso Sgarbi, quando era sottosegretario ai Beni culturali”. Si tenga conto che Ferrara, città di Bassani, è anche l’origine italiana della Shoah. E Ovadia, dunque, è il cacio sui maccheroni. Ovadia s’è ravveduto sulla Lega becera e razzista ed ha espresso la sua “volontà di portare Ferrara nel mondo e il mondo a Ferrara”. E siamo tutti più contenti. Lo saremmo di più se questi criteri di scelta dei professionisti venissero applicati sempre. Certo, serve riconoscere che, da questa parte della barricata, di papabili alle mansioni di cui sopra se ne contano sulle dita di una mano (anche di meno: mi vengono in mente Pietrangelo Buttafuoco, Marcello Veneziani, Nazzareno Carusi). Ma se davvero si cominciasse a pensare in termini di servizio pubblico, non dovremmo più stupirci del Carroccio che sostiene un pericoloso bolscevico…

Francesco Specchia

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LIBERO Pensiero > 12 dicembre 2020 > Pagina 19
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