Nazzareno Carusi:
«Il giusto riconoscimento di una lunga storia di grandezza»

Paolo Fresu:
«Una città che sa raccontare il bello nonostante quello che è successo qui» 

Paolo Mieli:
«L’Aquila, da sola, s’è rialzata: io sono orgoglioso di darle il mio contributo»

Simona Molinari:
«Una candidatura importante per tutto l’Abruzzo, per i suoi talenti»

Giorgio Pasotti:
«È una città che meglio di altre incarna il simbolo di rinascita»

Bruno Vespa:
«L’Aquila ha cultura e un centro storico tra i più belli d’Italia, il titolo ci spetta»

Ecco perché la giuria deve puntare sul capoluogo. Biondi: «Qui siamo pronti» 

IL CENTRO > L’Aquila, 13 Gennaio 2021 [di Monica Pelliccione] Una città rinata dalle macerie. Una città tenace, intrisa di cultura in ogni scorcio, idealmente effervescente, mai spenta, mai sopita. L’Aquila coniuga storia e architettura, saperi e ricerca, formazione e innovazione. Un elemento nodale di un territorio vibrante, perennemente in trasformazione, interprete di bellezza e memoria, in costante evoluzione. Con la sua veste unica e l’ambizione di scoprirsi al mondo, si presenta all’appuntamento con la proclamazione della Capitale italiana della cultura 2022. “La cultura lascia il segno”, recita il claim di candidatura. A poco meno di una settimana dal verdetto, che si conoscerà lunedì 18 gennaio, la comunità aquilana si ritrova a marcare i tratti identitari, nelle varie forme artistiche, in un percorso che è opportunità e vetrina, riscatto e futuro. Dieci le città finaliste che si contendono il titolo. 

IL DOSSIER Conta di strappare il titolo, la città della Perdonanza e di Collemaggio, delle 99 Cannelle, del Gran Sasso. Con quella tempra tenace che taluni declinano nell’abusata “resilienza”, più facilmente identificabile con il cuore. Ci hanno buttato il cuore, gli aquilani. Si legge a chiari toni nel dossier curato dal professor Pierluigi Sacco, docente di Economia della cultura all’Università IULM di Milano dove il racconto di una storia, più o meno semplice, si intreccia con la prospettiva di un modello di «ricostruzione plausibile e possibile per l’azione». «Nel progetto di candidatura dell’Aquila la cultura è proprio il materiale connettivo capace di cicatrizzare, raccontare, evidenziare, restituire senso e dignità al vissuto traumatico, che non viene rimosso ma al contrario diventa il fondamento di una nuova vita dell’ambiente costruito e, metaforicamente, della comunità, con una sua potente valenza estetica che suscita emozione, passione, desiderio di condivisione, visionarietà innovativa», è scritto nel dossier. La conoscenza come consapevolezza. Ma anche cultura come dimensione e paradigma per re-immaginare il territorio. «L’Aquila può diventare una knowledge city del nuovo millennio che», recita il dossier, «senza imitare meccanicamente modelli stranieri di successo ma perseguendo invece una propria via allo sviluppo centrata sul rapporto tra conoscenza ed eccellenza scientifica e culturale, qualità ambientale e resilienza sociale». 

POSTA IN PALIO La città vincitrice, che manterrà il titolo per un anno, riceverà 1 milione di euro. Ma nella sfida con Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), Pieve di Soligo (Treviso), Procida (Napoli), Taranto, Trapani, Verbania (Verbano-Cusio-Ossola) e Volterra (Pisa), L’Aquila si gioca molto di più: l’opportunità di dimostrare come la cultura racconti la storia di un territorio, la sua potenza emotiva ed etica. L’Aquila, per rendere possibile il suo Rinascimento, si è calata in un’alterità feconda, in un’avventura culturale dalle mille sfaccettature, dove il sapere è fabbricatore di crescita, la tecnologia e gli sconfinati spazi delle reti informatiche sono generatori di modernità e la memoria è uno strumento di fiducia nel domani. 

«SIAMO PRONTI» «L’Aquila è pronta, è nei fatti capitale della cultura», le parole del sindaco Pierluigi Biondi, «per la sua storia, per l’innegabile capacità di recuperare se stessa e oltre attraverso un percorso di ricostruzione fisica e sociale, dove l’elemento cultura è stato determinante per coesione e benessere. In questi mesi, sospesi a causa della pandemia, non abbiamo mollato. Abbiamo affrontato il quotidiano e continuato a dare respiro alla nostra vocazione perché crediamo che il dopo non possa essere trascurato, è il luogo in cui ci ritroveremo alla fine della crisi e non può essere lasciato in attesa di tempi migliori, ma progettato con cura e dovizia. Per il nostro territorio, perché è la candidatura di un territorio», aggiunge Biondi, «questo percorso è un’occasione, scalabile sulle aree interne italiane, esempio italiano, esempio per ogni individuo che delle sue ferite ha fatto elemento di unicità esperienziale. L’Aquila è pronta per mostrarsi come irripetibile esempio che nasce dalla Carta dell’Aquila e dai pilastri del rilancio delle città medie: innovazione, formazione, turismo e cultura». 

Il VIDEO Sponsor di caratura internazionale, personaggi che animano la vita sociale, economica e culturale del territorio. E, adesso, anche un video, realizzato dal Comune, che racconta «attraverso volti e voci il percorso verso la ricostruzione e la candidatura, esprimendo compiutamente le ragioni dell’affidabilità storica, culturale, scientifica e in termini di sicurezza». Il valore storico e culturale dell’Aquila emerge in ogni suo passaggio, in particolare nella parte conclusiva dove la basilica di Santa Maria di Collemaggio, luogo da dove, alla fine di agosto del 1294, Papa Celestino V ha emanato la Bolla della Perdonanza, primo Giubileo della storia e oggi patrimonio immateriale culturale dell’umanità Unesco. 

Quei testimonial in video che sanno emozionare 

Registi, attori, atleti e giornalisti: tanti messaggi accompagnano la candidatura La scienziata Branchesi: «Immersi nella natura, si sogna guardando il cielo» 

Nomi e volti di caratura internazionale. Registi, attori, firme del giornalismo italiano, atleti paraolimpici, maestri d’orchestra. 

C’è tanto cuore dentro i messaggi-video che accompagnano il percorso della candidatura dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2022. C’è l’emozione che vibra nel tono della voce, nelle espressioni dei volti che raccontano L’Aquila, la sua rinascita: pezzi di storia e di trascorsi, più o meno vicini nel tempo, che rendono l’esatta misura del tessuto urbano, delle sue radici e del suo futuro. La cultura ne è l’elemento identitario, di bellezza e memoria, di costruzione e rinascita.

I TESTIMONIAL. E così sfilano, tra i maestri d’arte che sostengono la candidatura, il compositore Giorgio Battistelli, il fotografo Gianni Berengo Gardin, lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco e il giornalista Bruno Vespa, il linguista Francesco Sabatini e il registra Pierfrancesco Pingitore. E ancora, la scrittrice Dacia Maraini e lo storico Paolo Mieli, la cantautrice Simona Molinari, il musicista Paolo Fresu, il pianista celanese Nazzareno Carusi, il direttore d’orchestra, Leonardo De Amicis, l’attore e sceneggiatore Giorgio Pasotti e la scienziata Marica Branchesi. Interpreti di un approccio alla cultura, che va oltre gli schemi stereotipati, si rende libera e dinamica. Cresce e si evolve. Come L’Aquila distrutta e rifiorita, gemente e insieme viva. La città dei sogni e della cultura.

CITTÀ INDOMABILE. «L’Aquila, con i suoi cantieri, con le sue opere già realizzate, con la sua tradizione di città forte e indomabile», afferma Pier Francesco Pingitore, «rappresenta per tutti noi l’esempio di come l’Italia possa fare appello alle sue forze migliori e ai suoi mille ingegni per risollevarsi e guardare con fiducia al futuro. Per questo nessuna città è più degna dell’Aquila di essere proclamata Capitale italiana della cultura». E così, Giorgio Pasotti, attore, sceneggiatore e dal 2020 direttore artistico del Teatro stabile d’Abruzzo: «L’Aquila è una città che ha vissuto momenti drammatici, prima con il terremoto, poi con il Covid, ma è riuscita in entrambi i casi a riemergere grazie alla forza di volontà dei suoi cittadini. È una città che meglio di altre incarna il simbolo di rinascita e questo», spiega Pasotti, «non può che essere un grande trampolino di lancio per vedere L’Aquila capitale della cultura. Perché è dalla cultura che può e deve riemergere una società».

RIFIORIRE. Uno dei testimonial che porta avanti la candidatura dell’Aquila è il giornalista e conduttore, Bruno Vespa, che all’Aquila deve le sue origini. «Siamo pronti. L’Aquila ha quasi completato la sua rinascita e può candidarsi a Capitale italiana della cultura. Ne ha tutti i titoli», dice Vespa, «credo che gli aquilani siano, tuttora, i cittadini nel mondo che hanno il più alto tasso di consumo di musica classica per abitante, un glorioso Teatro stabile, dei monumenti che fanno del suo centro storico uno dei più grandi e più belli d’Italia. Direi, sommessamente, che il titolo ci spetta». 

SCIENZA ED ECONOMIA. «L’Aquila è una città saldamente legata alle sue radici», la riflessione del maestro Leonardo De Amicis, «che sono la sua storia, l’architettura, la gente e la tradizione. Contiene in sé un valori profondi di cui sono orgoglioso». «L’Aquila è una piccola città immersa nella natura dove si può sognare guardando il cielo», le parole di Marica Branchesi, scienziata del Gssi. «Nonostante il momento di crisi è possibile rinascere, crescere e reagire anche attraverso la cultura», il commento della presidente della Camera di commercio Gran Sasso, Antonella Ballone. (m.p.) 

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IL CENTRO > 13 gennaio 2021 > L'Aquila, pagg.14-15
IL CENTRO > 13 gennaio 2021 > L’Aquila, pagg.14-15