Un pianista nel regno delle libertà
[di Pablo Kohan]

[…] Lontano da paradigmi di equilibrio e misura, Carusi ha esibito un tratto pianistico sommamente spregiudicato, con esplosioni e libertà estreme di tempo e regolarità. E la cosa più incredibile è stata che questa sorta di esotismi funzionava meravigliosamente bene. Con una tecnica impeccabile e una digitazione limpida fino all’ultimo dettaglio, Carusi ha esagerato alcuni tempi, evidenziato chiaramente i contrappunti della tessitura musicale, attenuato l’intensità dei passaggi di velocità nel registro acuto mentre sottolineava il basso che li sostiene e non ha smesso di adornare e colorare le ripetizioni, una routine molto tipica di quel tempo ma che pochi pianisti mettono in pratica. Così le sonate di Scarlatti, italiane e mediterranee, sembravano più teatrali, più emozionanti, mutevolissime e, allo stesso tempo, rigorosamente barocche […].

La Nacion su Nazzareno Carusi - Pablo Kohan - 22 novembre 2016

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