Eleonora Buratto spazia dalle romanze a Napoli
[di Angela Bosetto]

[…] È stata un’ora di pura bellezza quella che il soprano Eleonora Buratto e il pianista Nazzareno Carusi hanno offerto al pubblico del Teatro Ristori. Carusi ha aperto il concerto con la «Fantasia in re minore K 397», evidenziando, tramite un accorto uso dei colori, quella vena melanconica che la pervade e che sembra già preludere al romanticismo. […] Dopo una breve pausa, è stata la volta dello «Sposalizio» di Franz Liszt, del quale Carusi ha restituito la delicatezza e il nitore quasi mistico, e infine delle «Quattro canzoni d’Amaranta», la cui malia ha trovato nella Buratto un’interprete accorta e partecipe. Il concerto si è concluso fra gli applausi con l’esecuzione (fuori programma) di quello che è forse il frutto più celebre del connubio Tosti/D’Annunzio, la canzone napoletana «’A vucchella». Felici i presenti, per tutti gli altri, come direbbero a Napoli, «nun sapit che vi sit pers» (non sapete cosa vi siete persi).

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