L’Accademia Pianistica ringrazia Carusi.
Dietro al decreto-Franceschini l’opera “diplomatica” di un musicista apprezzato dalla politica e dal mondo culturale.
[di Mario Pugliese]

 

L’Accademia pianistica internazionale “Incontri col Maestro” di Imola è una delle istituzioni formative di rilevanza nazionale i cui titoli di studio saranno resi equipollenti al Diploma di laurea dal decreto firmato l’altro ieri a Roma dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Un riconoscimento al massimo livello dell’attività didattica della scuola pianistica più premiata al mondo, con oltre 60 medaglie d’oro nei più importanti concorsi internazionali.

La stampa riportava ieri il ruolo fondamentale, per l’Accademia imolese, avuto in questa vicenda da Nazzareno Carusi, il pianista abruzzese ma ravennate d’adozione che Riccardo Muti ha definito qualche tempo fa “un musicista di altissimo valore”. Carusi è il titolare per chiara fama (come si dice di chi è chiamato a un incarico per notorietà conseguente alla bravura) dell’unica cattedra di Musica da camera all’Accademia di Imola. Ma forse il pianoforte non gli basta.

Esponente sempre più in vista della cultura italiana in generale (i suoi “dialoghi” dalla tastiera con Pietrangelo Buttafuoco, Paolo Isotta e Vittorio Sgarbi hanno sempre fatto il pienone nelle sale), dall’anno scorso è il responsabile nazionale per la Musica di Forza Italia, alla quale ha indirizzato spesso sui giornali e in tv frecciate micidiali. Indimenticabile il suo invito di qualche anno fa su Panorama ad Angelino Alfano, all’epoca potente delfino di Berlusconi, a darsi all’ittica. Ittica, non ippica: «Perché per andare a cavallo ci vuole una capacità per lui eccessiva».

Questo dell’equipollenza è un gran risultato per l’Accademia. Il suo fondatore Franco Scala l’ha ringraziata pubblicamente, non senza ribadire con orgoglio che lei è un Maestro della sua Accademia. Dunque la domanda è se Nazzareno Carusi sia un pianista o un politico, o tutt’e due.
«Sono solo un musicista italiano che ama l’Italia e la sua cultura».

A Imola ha fatto venire il Ministro Franceschini. A Firenze siede da qualche giorno nel ristrettissimo consiglio d’amministrazione dell’Orchestra della Toscana, forse la più importante delle tredici Istituzioni concertistico-orchestrali sostenute dallo Stato italiano. Non mi dirà che è normale per un artista del suo calibro…
«A Imola non ero mai stato. Venni invitato la prima volta tre anni fa dalla sua direttrice artistica Angela Maria Gidaro, che conosco da quando eravamo ragazzi in conservatorio proprio a Firenze. La Gidaro è una quercia, il presidente Fabio Roversi Monaco un’istituzione culturale nazionale, Franco Scala un monumento che dovrebbe essere tute- lato dall’Unesco e l’Accademia una bellezza italiana che m’è sembrato naturale presentare al ministro italiano dei Beni culturali. E Dario Franceschini, che è un uomo di parola e un grande ministro, è venuto a visitarla. Quanto all’Orchestra della Toscana, anche lì c’è una direzione artistica, ci sono un direttore generale, impiegati e musicisti straordinari, e gli altri tre membri del CdA che sono persone speciali. Ho accettato la nomina per dare il contributo che posso, perché parliamo tutti la stessa lingua e vogliamo tutti il bene della musica e di quell’orchestra, che è una grande orchestra e io lo so».

Dopo questo riconoscimento del titolo di studio, ci sarà scontro fra l’Accademia e i conservatori di musica?
«Senta, dopo essere partito io stesso tante volte con l’elmo e la lancia in resta, negli anni mi sono convinto che deve cessare la divisione del mondo, manichea e tutta italiana, in parrocchie sempre contrapposte. L’ho già detto altrove: sono nato incendiario e mi ritrovo pompiere. Perché dovrebbe esserci scontro? Io sono orgogliosissimo d’aver vinto la cattedra di “Musica da camera” in conservatorio nel concorso nazionale del ’90. E sono felice di averla oggi al Conservatorio di Adria, dove sto benissimo e che due anni fa mi ha regolarmente autorizzato a tenere il mio corso triennale a Imola proprio perché la doppia docenza non lede nulla del mio servizio statale. Il decreto parla delle istituzioni formative di interesse nazionale che rientrano nella competenza del Ministero dei Beni culturali. I conservatori di musica, anch’essi certamente istituzioni formative di interesse nazionale, sono invece di competenza del Ministero dell’Istruzione. Ed ecco perché un decreto interministeriale. Ma seppure il metodo didattico, quello di selezione degli allievi e quello di reclutamento degli insegnanti sono certamente diversi, stanti i risultati di merito ottenuti nessuno può escludere l’equipollente validità del titolo rilasciato da entrambi. E infatti questo hanno riconosciuto i due Ministri. Poi, saranno il palcoscenico e la vita musicale a decidere».

Lei parla sempre più come un politico consumato. La vedremo in Parlamento?
«No. Il mio primo amore è la musica, e quello resta».

Mai dire mai…
«Non sarà. Anche perché, solitamente, per andare in Parlamento bisogna prima esservi eletti. Ma se fosse, andrei lì solo per cercare di far capire a chi ancora non lo sa che davvero la cultura è la nostra unica speranza. Senza retorica».

L'Accademia Pianistica ringrazia Carusi - La Voce, 24 dicembre 2015