Il Centro, 18 febbraio 2020

Il maestro Carusi nel cda della Scala: è un grande onore. Il pianista di Celano: onorerò la carica con lavoro e sincerità. Mi ispiro a Pollini, la musica richiede studio e responsabilità 
[di Domenico Ranieri]

Talento e conoscenza, virtuosismo e perfezione stilistica. Prima al servizio di chi ama la musica classica, quella tra gli altri di Liszt e Rachmaninov, e ora a disposizione di una istituzione culturale di grande tradizione come la Scala di Milano. Il maestro Nazzareno Carusi, di Celano, è stato nominato membro del consiglio di amministrazione della Scala. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che lo ha scelto, non ha dubbi: «Abbiamo individuato nel maestro Carusi una figura capace di coniugare la competenza e le conoscenze proprie di un musicista con le capacità di contribuire alla gestione di un’istituzione culturale complessa e storica. Crediamo che potrà impegnarsi per ampliare ancora di più la platea degli appassionati della musica e della lirica».

Allora maestro Carusi, che sensazioni prova dopo questo riconoscimento?
«Far parte di un consiglio d’amministrazione così importante, insieme a personalità tanto illustri, è un onore del quale ringrazio il presidente Fontana. Vi farò fronte con l’impegno e la sincerità che la musica insegna a chi la ama».

Sembra che la Scala sia tornata alla buona pratica di avere grandi musicisti nel cda.
«L’aggettivo grande non si confà a me. La verità è che la cura di un teatro così famoso e amato, e di masse al cui interno ho amici coi quali ho suonato tante volte io stesso, è per me una gioia che confina solo con la consapevolezza dell’enorme responsabilità del ruolo, che onorerò nell’unico modo che conosco, quello di studiare, studiare, studiare. Perché un teatro custodisce ogni giorno la storia, i sentimenti e la cultura di tutti, cioè la nostra anima. A maggior ragione se è la Scala».

Lei è stato nominato al posto di Philippe Daverio.
«Daverio è una personalità luminosa della cultura italiana. Succedergli è certamente una responsabilità in più».

Se pensa alla Scala, a parte Riccardo Muti col quale è nota la sua amicizia, le viene in mente un artista in particolare?
«Stasera (ieri sera, ndr) andrò proprio in Scala ad ascoltare il futuro, la 26enne Beatrice Rana nel Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. Una perla assoluta. Voglio iniziare così, a poche ore dall’insediamento del cda del quale faccio parte, questa mia nuova vita. Ma da pianista io stesso non posso non pensare alla grande storia che continua, al milanese Maurizio Pollini, oggi 78enne, che qualche giorno fa ho letto in un’intensa intervista annunciare la sua ultima incisione discografica, dedicata alle ultime Sonate di Beethoven. La sua figura, la sua coerenza d’interprete, quel suo non negarsi alla fatica immane anche fisica del rendere allo strumento le architetture di un pensiero musicale gigantesco, che pur da una visuale diversa ho imparato negli anni ad amare nella sua complessa potenza, è per me un altro faro di chiarezza in un mondo che di chiarezza ha bisogno perché possano dialogare in armonia le differenti idee e immaginazioni. La confusione, il chiacchiericcio, quando non addirittura l’urlo e l’assenza di studio e riflessione che oggi sono pervasivi, generano mostri. Sempre. Ovunque. Ed è male per tutti. La storia della Scala insegna invece la bellezza. E la bellezza fa bene».

Il 26 febbraio del 2006 si esibì alla Scala in due concerti. Con lei suonarono Francesco Di Rosa, Davide Formisano, Fabrizio Meloni e Danilo Rossi. Che ricordi ha?
«C’erano i miei genitori a vedermi. Oggi papà non c’è più. Ma è stato lui a insegnarmi la necessità di studio profondo con la quale ho cercato di onorare le partiture musicali affrontate in tanti anni e che terrò come un faro nel lavoro da affrontare d’ora in poi. Oggi che dopo quasi un biennio di forzato silenzio musicale lascio definitivamente la mia vita di concertista e indosso un altro abito, per ragioni che sommano destino e volontà, dedico a lui questo nuovo inizio».

Il presidente della Regione Marco Marsilio, e i sindaci di Celano e L’Aquila, Settimio Santilli e Pierluigi Biondi, esprimono ammirazione e compiacimento per «la prestigiosa nomina di Nazzareno Carusi nel cda della Scala.

© RIPRODUZIONE RISERVATA