Il Giornale, 6 gennaio 2020

Carusi: «I grandi artisti? i maestri come Muti»
di Diana Alfieri

Nazzareno Carusi, 51 anni, abruzzese di Celano, allievo a Firenze di Lucia Passaglia e a Mosca di Viktor Merzhanov, pianista che ha avuto mentore il leggendario Alexis Weissenberg e ha tenuto concerti e registrazioni discografiche dalla Scala in giù. Da tempo è lontano dal palcoscenico per le conseguenze di una frattura vertebrale. Eppure, se ha praticamente smesso di suonare in pubblico, continua però a portare avanti il suo impegno culturale e civile.

Maestro, innanzitutto come sta?

«Bene, grazie. Ho ancora fastidi alla schiena quando sto al pianoforte, ma non importa».

Ha comunque molti impegni…

«Infatti. Non ho diritto di lamentarmi. E non lo faccio».

Lei conosce Muti. Tornerà alla Scala?

«E’ l’augurio che ognuno dovrebbe fare alla Scala, a Milano e all’Italia. Ma quel che successe nel 2005 fu molto grave. Vede, da qualche giorno l’Unesco ha riconosciuto che la Perdonanza celestiniana a L’Aquila dal 1294 e l’antichissima pratica della Transumanza lungo i tratturi, il secondo maggiore dei quali, nell’Italia meridionale, parte dalla mia Celano e va nella Puglia del maestro Muti, appartengono al Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Ecco, io credo che anche gli uomini grandi come lui appartengano a questo patrimonio culturale che l’Italia e la sua storia continuano a donare al mondo. E il mondo, ammirandolo, s’incarica di proteggerlo. Dovremmo recuperarne la consapevolezza e tornare ad esserne all’altezza».

Anche lei è un grande artista…

«Non scherziamo. Oggi si usano gli aggettivi con un certo sproposito. Come i pronomi personali, il «tu» generalizzato da chiunque e per chiunque. Grandi artisti sono i giganti. Muti, appunto, stando alla musica. O Maurizio Pollini. O fra i giovani Beatrice Rana, pianista italiana già grande e che sempre più grande diverrà. Ha ventisei anni e il mondo per sé. Ecco, loro sì, sono grandi artisti. E non è falsa modestia, la mia. E’ la verità».

Nella sua carriera ha accomunato alle doti musicali anche qualità di amministratore e consigliere. Solo per citarne alcune: è nel consiglio d’amministrazione della Fondazione Orchestra Regionale Toscana e a Bolzano, nell’ultimo triennio, è stato consigliere artistico del «Concorso Busoni».

«Ma no, non c’è nulla di trascendentale in questo. Sono sempre stato un irregolare, piuttosto. Tutto qui. Anche quando suonavo e basta. E non me ne pento, nonostante gli errori commessi, perché sono curioso e dagli errori si impara moltissimo. Amo gli spazi aperti. La vita, come la musica, è troppo bella per limitarsi a un tempo solo».

Il Giornale - 6 gennaio 2020 - pagg.1-6