AMBURGO Meloni e Carusi
di Cord Garben

È stata la prima collaborazione fra l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo e la Johannes-Brahms  Gesellschaft della stessa città, alla quale faranno seguito altri concerti con altre istituzioni. Ed è stato il primo incontro con un modo di leggere Brahms che nella Germania del Nord è impossibile trovare e perciò è risultato del massimo interesse.

Soprattutto la parte pianistica della Sonata in mi bemolle maggiore  op. 120 del compositore amburghese è stata eseguita in modo completamente nuovo e pieno di spirito, libero da patetismi e toni pesanti. Gli ascoltatori suoi concittadini, assuefatti a un certo modo di suonare il loro Brahms, hanno provato e accettato la magnetica scossa data loro dalla novità del non-legato del pianista Nazzareno Carusi, il quale comunque non ha negato, a suo piacere e di tanto in tanto, suoni pieni e intensi, tradizionalmente alla Brahms. Nel contempo, dal clarinettista Fabrizio Meloni sono arrivati colori dalle sfumature eleganti e di estrema delicatezza.

Nel Gran duo concertante op. 48 di Weber entrambi i musicisti hanno brillato d’un livello tecnico incredibile e spericolato. Un insieme praticamente perfetto e una scala completa di espedienti espressivi hanno fatto dell’ascolto di questo capolavoro – raramente eseguito e spesso sottovalutato – un’avventura indimenticabile.

La stessa cosa si dica della Sonata di Francis Poulenc, uno dei tre capolavori che il compositore ha dedicato agli strumenti a fiato con pianoforte.

La serata era iniziata con cinque Sonate di Domenico Scarlatti, che Carusi ha presentato con un’arte del suono-secco assolutamente anticonvenzionale. La rinuncia a ogni tipo di legato è risultata anche qui sommamente vivificante e sarebbe stato certamente meraviglioso continuare ad ascoltare ancora altri gioielli di tale fattura.

Il Duo, sommerso dagli applausi, ha ringraziato il pubblico con un’improvvisazione sull’Oblivion di Astor Piazzolla.